Ho perso il lavoro: cosa fare nei primi 30 giorni (senza farsi male)

Categoria: Burocrazia → Lavoro
Autore: Luca Ferri
Data: 19 gennaio 2026


Introduzione

Perdere il lavoro è uno di quegli eventi che sembrano improvvisi anche quando, razionalmente, sapevi che prima o poi sarebbe successo.
Il problema non è solo economico. È mentale. Da un giorno all’altro ti ritrovi senza una struttura, senza un ritmo, senza una direzione chiara. E proprio per questo, nei primi giorni, quasi tutti fanno la stessa cosa: si muovono troppo in fretta.

Questo articolo non serve a dirti come trovare subito un nuovo lavoro.
Serve a spiegarti cosa fare (e cosa non fare) nei primi 30 giorni, perché è lì che si decide se la situazione resterà gestibile oppure diventerà un problema serio.


Perché i primi 30 giorni sono più delicati di quanto sembri

Quando perdi il lavoro, la tentazione è quella di “reagire”. Inviare curriculum, accettare colloqui, dire sì a tutto. È una reazione comprensibile, ma spesso controproducente.

Nei primi 30 giorni succede una cosa precisa:
non hai ancora il distacco emotivo sufficiente per prendere decisioni lucide, ma hai già abbastanza pressione da sentirti in ritardo.

È una combinazione pericolosa.
Non perché non stai facendo nulla, ma perché rischi di fare la cosa sbagliata troppo presto.

Molti sottovalutano questo punto. Pensano che muoversi subito sia sempre un vantaggio. In realtà, molto spesso, è il contrario.


Il vero obiettivo del primo mese (che quasi nessuno capisce)

Il primo mese non serve a risolvere tutto.
Serve a evitare di peggiorare la situazione.

Se nei primi 30 giorni:

  • non bruci risparmi inutilmente
  • non accetti un lavoro che ti incastra
  • non perdi diritti o tutele
  • non comprometti scelte future

hai già fatto metà del lavoro.

Trovare un nuovo impiego è importante, certo. Ma farlo male può costarti molto più tempo di quanto immagini.


La confusione iniziale è normale (ma va gestita)

All’inizio tutto sembra urgente.
Le spese, le scadenze, le domande degli altri, la sensazione di dover “dare risposte”.

Qui è importante fermarsi un attimo e separare due piani diversi:

  • le urgenze reali
  • l’ansia di dover dimostrare che stai reagendo

Le urgenze reali sono poche e concrete: affitto, bollette, rate, spese fisse.
L’ansia, invece, è rumorosa ma vaga. Ti spinge a fare qualcosa, qualsiasi cosa, pur di non restare fermo.

Nei primi giorni non devi assecondare l’ansia, devi gestire le urgenze. Sono due cose molto diverse.


Mettere ordine prima di muoversi

Uno degli errori più comuni è iniziare a cercare lavoro senza sapere davvero da dove si parte.
Prima di pensare al “dopo”, serve capire il “durante”.

Questo significa guardare in faccia la situazione, anche se non piace:

  • quali entrate hai (sussidi, risparmi, altro)
  • quanto ti costa vivere ogni mese
  • per quanto tempo puoi reggere senza uno stipendio fisso

Non è un esercizio pessimistico.
È l’unico modo per evitare decisioni prese per paura.

Senza questo quadro, ogni proposta sembra un’ancora di salvezza. Con questo quadro, inizi a distinguere le opportunità vere dalle scorciatoie pericolose.


Perché muoversi subito può essere un errore

Nei primi giorni molti iniziano a:

  • inviare decine di CV identici
  • accettare colloqui senza una direzione
  • dire sì a condizioni che non accetterebbero mai in una situazione normale

Il problema non è cercare lavoro.
Il problema è farlo senza una strategia, solo per placare l’ansia.

Così facendo, spesso:

  • ti posizioni al ribasso
  • perdi potere contrattuale
  • accetti lavori che ti bloccano
  • sprechi tempo ed energie

E quando, dopo qualche mese, ti rendi conto che non era la scelta giusta, sei più stanco e con meno margine di manovra.


Le direzioni possibili non sono infinite

Dopo le prime settimane, quando la situazione è più chiara, emergono quasi sempre le stesse strade. Non sono dieci, non sono infinite. Sono poche e concrete.

C’è chi può cercare qualcosa di simile a ciò che faceva prima.
C’è chi deve cambiare settore, ma in modo graduale.
C’è chi ha bisogno di un lavoro temporaneo per reggere, senza compromettere il futuro.

Il problema nasce quando si cercano tutte queste cose insieme, senza scegliere.
Nei prossimi articoli della serie affronteremo ogni strada separatamente, proprio per evitare confusione.


Cosa conviene evitare assolutamente all’inizio

Ci sono scelte che sembrano logiche, ma che nei primi 30 giorni sono spesso sbagliate.

Accettare subito un lavoro pessimo “per sicurezza” può sembrare prudente, ma spesso porta a rimanerci incastrati più del previsto.
Spendere soldi in corsi o consulenze senza un obiettivo chiaro è un altro errore frequente.
Farsi convincere da promesse vaghe o da soluzioni miracolose è il modo più rapido per perdere tempo e denaro.

Nei primi 30 giorni, la prudenza non è fare qualcosa subito, ma evitare di fare qualcosa di irreversibile.


Cosa fare adesso, davvero

Se hai appena perso il lavoro, la cosa più sensata da fare non è correre.
È rallentare quel tanto che basta per capire.

Serve:

  • ordine nei numeri
  • chiarezza sulle priorità
  • una direzione, anche provvisoria
  • la consapevolezza che non tutto va deciso subito

Questo approccio non ti fa perdere tempo.
Te ne fa guadagnare dopo.


Come prosegue questa serie

Questo articolo è il punto di partenza.
Nei prossimi entreremo nel dettaglio dei singoli problemi: gli errori più comuni, la gestione economica, la NASpI mentre cerchi lavoro, i metodi che funzionano davvero per cercarlo, e quando ha senso cambiare strada.

Un tema alla volta, senza fuffa, senza promesse.


In sintesi

I primi 30 giorni dopo aver perso il lavoro non servono a sistemare tutto.
Servono a non farsi male.

Chi capisce questo, riparte meglio.
Chi lo ignora, spesso paga mesi dopo.

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