Successioni ed eredità: la guida pratica per non affogare tra tasse e burocrazia

Categoria: Burocrazia
Data: 21 Gennaio 2026
Autore: Molteni C.

Quando viene a mancare una persona cara, il dolore è solo la prima montagna da scalare. Subito dopo, quasi senza lasciarti il tempo di respirare, arriva lo Stato con la sua macchina burocratica. In pratica, ti ritrovi a dover gestire scadenze, documenti e decisioni che pesano come macigni, specialmente se ci sono di mezzo immobili o conti correnti cointestati. La verità è questa: se non sai come muoverti, rischi di pagare sanzioni salate o di restare bloccato per mesi in attesa di un documento che non arriva mai. Vediamo quindi come affrontare la successione con i piedi per terra, senza farsi prendere dal panico e senza regalare soldi inutili in sanzioni o interessi di mora.

Il primo concetto da stamparti bene in testa è la scadenza. Hai esattamente dodici mesi di tempo dal momento del decesso per presentare la dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate. Sembra un periodo lungo, un intero anno, ma tra reperire i documenti catastali, i certificati di sussistenza della banca e magari mettere d’accordo tutti gli eredi su chi deve fare cosa, il tempo vola via più velocemente di quanto pensi. Non aspettare l’undicesimo mese per iniziare a raccogliere le carte, perché se sorge un intoppo catastale o una vecchia planimetria non corrisponde allo stato attuale dell’immobile, la multa per il ritardo non te la toglie nessuno.

Il primo passo: la ricostruzione del patrimonio reale

Prima di compilare qualsiasi modulo o andare da un tecnico, devi avere una mappa precisa di quello che è il patrimonio ereditario. Molti commettono l’errore di pensare solo alla casa di famiglia, ma l’eredità è fatta di tutto ciò che apparteneva al defunto: conti correnti, libretti di risparmio, azioni, gioielli custoditi in cassette di sicurezza e persino le rate residue di un finanziamento o di un mutuo. Sì, perché ereditare significa prendere anche i debiti, quindi la prima cosa che devi fare è capire se quello che stai ricevendo vale effettivamente più di quello che dovrai pagare in futuro.

Se hai il minimo sospetto che il defunto avesse dei debiti nascosti, delle fideiussioni prestate a terzi o delle pendenze fiscali pesanti con l’erario, il mio consiglio è uno solo: accetta l’eredità con beneficio d’inventario. È una procedura che si fa davanti a un notaio o al cancelliere del tribunale e serve a proteggere il tuo patrimonio personale da quello del defunto. In questo modo, se ci sono debiti, ne risponderai solo nei limiti del valore dei beni che hai ereditato. Non rischierai mai di perdere la tua casa personale per pagare i debiti di un parente, ma attenzione: devi farlo prima di compiere qualsiasi atto che possa far presupporre l’accettazione pura e semplice, come vendere un mobile o prelevare somme importanti dal conto.

Come sbloccare i conti correnti e i titoli bancari

Uno dei problemi più immediati e stressanti riguarda i soldi liquidi. Appena la banca riceve la comunicazione ufficiale del decesso, per legge è tenuta a bloccare il conto corrente. Questo significa che nessuno, nemmeno un cointestatario a firma disgiunta, può più prelevare un euro finché non viene presentata la dichiarazione di successione o un certificato di morte accompagnato dall’atto di notorietà. È una situazione che mette spesso in seria difficoltà molte famiglie che magari contavano su quella liquidità per le spese funerarie o per le bollette correnti.

Per sbloccare la situazione, devi richiedere alla banca il cosiddetto documento di “sussistenza dei crediti”, ovvero un certificato che attesta esattamente quanto c’era sul conto al momento preciso del decesso. Questo foglio è fondamentale e obbligatorio per la dichiarazione di successione. Una volta presentata la dichiarazione e pagate le imposte allo Stato, la banca procederà allo svincolo delle somme in favore degli eredi pro-quota. Un piccolo appunto: se il conto era cointestato, teoricamente solo la quota del defunto (di solito il 50%) dovrebbe restare bloccata, ma molte banche, per eccesso di prudenza e per non rischiare sanzioni, preferiscono congelare l’intero rapporto. Qui devi essere pronto a farti valere, ricordando che la tua parte di liquidità è un tuo diritto e deve restare disponibile.

Gestire gli immobili tra catasto e imposte ipotecarie

Se nell’eredità ci sono case, garage o terreni, la situazione si complica leggermente dal punto di vista fiscale e tecnico. Non si paga solo l’imposta di successione vera e propria (che per i parenti stretti come figli e coniuge ha franchigie molto alte, fino a un milione di euro per erede), ma si pagano le imposte ipotecarie e catastali. In pratica, lo Stato richiede una percentuale sul valore degli immobili per aggiornare i pubblici registri e certificare che quella casa ora appartiene a te e agli altri eredi. Queste tasse vanno pagate “prima” di presentare la dichiarazione: devi fare l’autoliquidazione tramite il modello F24.

C’è però una scappatoia legale molto importante che fa risparmiare migliaia di euro. Se uno degli eredi decide di stabilire la propria residenza nell’immobile ereditato utilizzandolo come “prima casa”, le imposte ipotecarie e catastali non si pagano in percentuale sul valore, ma in misura fissa (circa 200 euro l’una). È un risparmio enorme che molti sottovalutano, pagando magari il 2% o l’1% del valore catastale senza che ce ne sia il bisogno reale. Controlla sempre se tu o uno dei tuoi fratelli avete i requisiti per l’agevolazione prima casa prima di versare il mod. F24.

La dichiarazione di successione telematica nel 2026

Dal 2019, la dichiarazione di successione si fa quasi esclusivamente online tramite il portale dell’Agenzia delle Entrate. Non serve più fare file chilometriche agli uffici con i moduli cartacei, ma serve una certa dimestichezza con i software ministeriali che, diciamolo chiaramente, non sono sempre intuitivi. Puoi farla da solo se hai lo SPID e se la successione è molto semplice (magari solo un conto corrente o un singolo immobile), ma se ci sono molti eredi, testamenti o immobili sparsi in diverse città, l’errore è dietro l’angolo.

Una volta inviata la dichiarazione correttamente, il sistema genera in automatico la voltura catastale. Questo è un grande vantaggio del digitale perché l’aggiornamento dei dati al catasto avviene quasi in tempo reale. Ricordati però che la procedura automatica non sempre va a buon fine, specialmente se negli atti precedenti c’erano incongruenze nei nomi o nelle quote. Un consiglio pratico: fai sempre una visura catastale di controllo dopo qualche settimana dall’invio per assicurarti che tutto sia stato registrato correttamente a tuo nome e che non ci siano “buchi” nella storia dell’immobile che potrebbero bloccare una futura vendita.

Considerazioni finali e responsabilità

Gestire un’eredità non è solo una questione di freddi calcoli o di scartoffie, ma di ordine e trasparenza verso i propri familiari. Spesso le liti più feroci nascono non per avidità, ma per una cattiva comunicazione o per errori burocratici che finiscono per far perdere tempo e denaro a tutti i coinvolti. Essere precisi fin dal primo giorno, documentare ogni spesa sostenuta (comprese quelle funebri, che possono essere detratte in parte) e agire con metodo è l’unico modo per uscire da questo processo senza strascichi legali o familiari.

La burocrazia italiana è una giungla, ma ha le sue regole scritte. Se le segui con ordine e rispetti le scadenze che ti ho indicato, la successione diventerà solo una delle tante pratiche della vita da archiviare. Ricorda sempre che il segreto è la prudenza: non avere mai fretta di disporre dei beni ereditati prima di aver chiuso correttamente ogni pendenza con il fisco e con gli eventuali creditori del defunto.

Nota bene: Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere puramente informativo e non costituiscono consulenza legale o fiscale professionale. Data la complessità della materia e le specificità di ogni singolo caso, si consiglia vivamente di rivolgersi a un legale, a un notaio o a un consulente specializzato per la gestione della propria pratica di successione.

Molteni C.

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