Categoria: Burocrazia → Lavoro
Autore: Luca Ferri
Data: 19 gennaio 2026
Introduzione
C’è un momento preciso, dopo aver perso il lavoro, in cui la situazione cambia.
All’inizio sei ancora sotto shock. Poi, dopo qualche settimana, arriva una consapevolezza più concreta: lo stipendio non entra più. Ed è lì che molte persone iniziano davvero a preoccuparsi.
Non tanto per il futuro lontano, ma per quello immediato.
Affitto, bollette, spese quotidiane. Tutto continua come prima, ma senza la sicurezza di un’entrata fissa.
Questo articolo non serve a rassicurarti a vuoto.
Serve a spiegare come reggere i primi 60 giorni senza stipendio, evitando le reazioni che, quasi sempre, peggiorano la situazione.
I primi due mesi sono una fase a parte
I primi 60 giorni senza stipendio non sono “il resto della tua vita”.
Sono una fase di transizione, con regole diverse rispetto al lungo periodo.
Chi sbaglia tende a trattarli come se fossero già una condizione definitiva.
Chi invece li gestisce bene li usa per prendere fiato, fare ordine e preparare le mosse successive.
Il problema non è avere meno soldi.
È non sapere quanto tempo puoi reggere e cosa puoi permetterti di fare.
Perché l’ansia economica porta a decisioni sbagliate
Quando non entra lo stipendio, la mente inizia a lavorare contro di te.
Ogni spesa sembra eccessiva. Ogni scelta sembra urgente. Ogni proposta sembra un’ancora di salvezza.
Questa pressione porta spesso a due estremi opposti:
- chi blocca tutto, anche il necessario
- chi spende male per “risolvere subito”
Entrambe le reazioni sono comprensibili, ma nessuna delle due aiuta davvero.
Nei primi 60 giorni, l’obiettivo non è risparmiare al massimo, ma non perdere il controllo.
Guardare i numeri non serve a deprimersi, serve a decidere
Molti evitano di fare i conti perché temono quello che potrebbero scoprire.
In realtà, è l’ignoranza a creare più stress dei numeri stessi.
Sapere:
- quanto ti entra
- quanto ti esce
- quanto puoi reggere
non è un atto pessimista.
È l’unico modo per evitare scelte fatte per paura.
Quando i numeri sono chiari, anche le decisioni diventano più razionali.
Quando non lo sono, ogni scelta sembra una scommessa.
Tagliare le spese: dove ha senso e dove no
Il primo istinto è tagliare tutto.
Ma non tutte le spese hanno lo stesso peso, né lo stesso impatto.
Ridurre spese superflue è sensato.
Eliminare tutto ciò che ti permette di funzionare, no.
Nei primi mesi senza lavoro:
- alcune spese sono davvero eliminabili
- altre sono investimenti di sopravvivenza
Risparmiare a tutti i costi, anche sul necessario, porta solo a maggiore stress e a decisioni peggiori dopo.
Il rischio più grande: accettare qualsiasi cosa per respirare
Quando la pressione economica sale, arriva il pensiero più pericoloso:
“Accetto qualsiasi lavoro, basta che entri qualcosa”.
A volte è una scelta inevitabile.
Molto spesso, però, è una reazione dettata dal panico.
Accettare un lavoro sbagliato nei primi 60 giorni:
- ti toglie tempo ed energie
- rende più difficile cercare altro
- spesso non risolve davvero il problema economico
Prima di farlo, serve capire se stai scegliendo o se stai scappando.
Sussidi e tutele: non sono un fallimento
C’è ancora molta vergogna attorno a strumenti come la NASpI o altre tutele.
Come se usarli fosse una sconfitta personale.
In realtà, sono pensati esattamente per questo momento:
evitare che una fase di transizione diventi un disastro.
Usarli